
“Non può che essere questa la prima pietra miliare della stagione: un nuovo inizio, una nuova speranza, come il primo film della saga Star Wars. Il maestro jedi è uno: Cristian Chivu, che istruisce i suoi cavalieri e alla prima da allenatore a San Siro ricorda loro che ‘Tornare indietro per cambiare l’inizio non si può, ma si può iniziare per cambiare la fine”, parafrasando CS Lewis. L’Inter inizia eccome: il primo gol della stagione è di Alessandro Bastoni, poi doppietta per Thuram, gol di capitan Lautaro e prima rete nerazzurra di Bonny. Non sappiamo ancora se la fine cambierà: quel che è certo però è che l’Inter c’è e ha iniziato per arrivare a un nuovo finale.” dal sito ufficiale dell’Inter FC, campione d’Italia nella stagione 2025-26


“Che le altre popolazioni vivano nella prosperità o muoiano di fame mi interessa solo nella misura in cui ne abbiamo bisogno come schiavi. Se diecimila donne russe muoiono di esaurimento mentre scavano una fossa anticarro, non mi interessa purché la fossa sia finita, per la Germania.” Reichsführer Himmler pag 139 in Il flagello della svastica di Lord Russell, traduzione di Luciano Bianciardi

Questo post non è per damerini o damigelle; è sporco, tendenzialmente odioso per i contenuti espliciti, senza mediazioni e volutamente istigatore di odio verso tutti coloro che in una qualsiasi forma fanno riferimento alla simbologia o alla retorica del nazionalsocialismo. L’argomento che espongo è unilaterale: in Italia il tifo calcistico per una squadra di calcio professionistica rappresenta la trasposizione ideologica del nazismo nel XXI° secolo e tutti coloro che a diverso titolo ne fanno parte sono degli in-consapevoli sostenitori del nazismo in questo secolo.
Non mi interessano le distinzioni tra le casacche dei club calcistici, le quali vengono cambiate secondo convenienze di sponsor, merchandising e contratti di fornitura. Chiunque professa il proprio tifo per una squadra di calcio adotta linguaggi e discorsi propri di una summa protozoica del nazionalsocialismo o del nazifascismo. Si tratta banalmente di analizzare i due testi iniziali: il più idiota scribacchino avrebbe prodotto un paragone meno putrido e mistificatorio di quello del sito della società calcistica che ha vinto matematicamente il 3 maggio 2026 la classifica della serie A! In altra sede argomenterò come la saga di Star Wars non sia altro che la narrativa reaganiana antisovietica trasposta per Hollywood, tuttavia non è una retorica coerente con l’esaltazione dei valori sportivi di un gioco collettivo come il calcio; i distinguo sono talmente tanti e circostanziati da rendere il parallelo insostenibile. Ciò che lo potrebbe accreditare come una utile metafora è unicamente il riferimento a ciò che affermava Himmler: la superiorità razziale.
Infatti, partendo dalla premessa che il calcio rappresenti un Ethos e non uno sport dedicato al divertimento e alla abilità funanbolica degli arti inferiori nei confronti di un oggetto sferico, il paragone tra Chivu (il Carneade degli allenatori stranieri in Italia) e un cavaliere Jedi risulta chiaro solo se le altre 19 squadre di calcio praticassero il lato oscuro della Forza (leggi il Calcio). Una visione del genere è una protozoica visione razzista in cui coloro che sono appartenenti alla squadra di calcio denominata Inter sono investiti della missione di affermare la Forza (il Calcio) nella sua forma migliore e vincente.
Questa chiave metaforica coltiva la visione del tifoso della squadra di calcio professionista come di un guerriero investito in una missione definitiva: la vittoria del campionato per affermare la superiorità della maglia d’appartenenza sulle altre.
Coloro che stanno leggendo non possono ignorare che la psicologia della devianza e la sociologia delle masse forniscono diversi modelli che associano il tifo calcistico alle forme di aggregazione politica con forte caratterizzazione di discriminazione razziale e etnica. Una retorica ed una simbologia estremamente affine a quella che ha contraddistinto la nascita del nazionalsocialismo e dei diversi fascismi del secolo scorso. Sono svariate le inchieste giudiziarie sui legami tra ultras, estremismo di destra neofascista, malavita organizzata, commercio illegale di armi e droga, scommesse clandestine e quanto di meglio può offrire il vasto panorama della criminalità metropolitana. I gruppi organizzati di tifosi vivono costantemente sul confine tra legale ed illegale fornendo spunto costante per inchieste giornalistiche e grida d’allarme sociale.
Sono profondamente convinto che l’attuale generazione di ultras alimenta la nuova ideologia neofascista e protonazista che possiede una egemonia diffusa nelle fascie giovanili. L’identità calcistica per la sua inconsistenza ontologica, figurativa e semantica risulta la più facile da gestire per diffondere luoghi comuni razzisti e discriminatori. Un ultras che indossa il merchandising della propria squadra del “cuore” determina suo malgrado uno spazio razzista e discriminatorio: il calcio crea discordia, costruisce false e mistificatorie divisioni e rivalità, alimenta campanilismi e settarismi di ogni sorta. Non ha alcuna funzione educativa per i giovani ed i minori; semmai determina una immediata visione prostitutiva della propria abilità (l’ingaggio determina la tua scelta di squadra e non le relazioni con le persone).
Per cui la maglia della squadra professionistica rimane l’unico feticcio che giustifica la tua appartenenza rispetto al mondo delle relazioni interpersonali e ti fornisce l’alimento per una presunta superiorità o dominanza. I capi ultras sono ufficiali delle SS che alimentano l’odio verso tutti coloro che non si riconoscono nella maglia della propria squadra, affinché possano lucrare sulla loro posizione di potere ed imporre rituali tribali anche onerosi dal profilo finanziario.
Dato che il calcio come sport non esiste più, mentre prospera come business, il tifoso si veste da guerriero alimentato dalla retorica ultras per difendere il valore sportivo del calcio, individuando nel contempo gli altri tifosi come il nemico da abbattere per garantire alla propria squadra la dominanza sportiva. La violenza di gruppo è lo strumento più efficace per garantire sempre e comunque la dominanza della propria squadra sulle altre.
Il tifo calcistico offre il costrutto ideologico per giustificare il razzismo e il suprematismo in termini astratti, alieni da ogni verifica empirica. Seguire il calcio senza alcuna appartenenza di squadra risulta un esercizio ascetico, impossibile da praticare in pubblico, anche se l’unica forma possibile per ritornare alle origini del gioco del pallone.

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