Dal 23 marzo 2026 la sicumera della signora che attualmente occupa lo scranno di palazzo Chigi si sta sgretolando a vista d’occhio. Bisogna riconoscere che la sfiga in questo momento ci vede benissimo e si occupa di Giorgia in maniera pedante e minuziosa. Da tutti gli angoli più ameni del pianeta giungono notizie di eventi che contraddicono la narrazione di Giorgia e la sua presunta invicibilità politica. L’ultimo in ordine di tempo è stato il ritorno di Lovaglio alla guida di MPS, sponsorizzato da BlackRock, Delfin e Banco BPM. La notizia è solo apparentemente positiva per Giorgia; infatti Lovaglio è il manager che ha accompagnato il lungo e travagliato processo per giungere alla marginalità della partecipazione governativa alla governance di MPS (che non ha oramai nulla a che spartire da almeno una decade con quel gruppo finanziario che rappresentava il potere economico del PCI in Italia). Pur mantenendo la quota oscillante tra il 4,8% e il 4,9% tramite CDP il governo italiano si è totalmente defilato dalla ristrutturazione finanziaria del più antico gruppo bancario del mondo. Giorgia ha semplicemente proseguito la logica Draghi sulla separazione totale del sistema creditizio privato italiano dalla lobbying governativa. Giorgia è stata la più fulgida allieva delle teorie di governance e public economy del duo Alesina-Giavazzi: niente a che vedere con il sovranismo lepenista o la versione ungherese dell’economia corporativa della Carta del Lavoro del 1927.
Giorgia quando ricevette il campanello da Draghi sapeva che la sua politica economica l’avrebbe scritta il gruppo dei Draghi boys and girls che affiancavano il futuro ragioniere leghista Giorgetti al MEF. Gli spazi di manovra politica economica erano unicamente in mano all’allora ministro senza portafoglio Fitto con delega sul PNRR. E così avvenne funzionalmente alla necessità di convertire tutto il convertibile in armi e dotazioni militari per il sostegno all’Ucraina invasa.
Il goffo tentativo di aprire comunque uno spazio alla lobbying governativa con l’operazione Caltagirone alla guida di MPS, tacitamente sollecitata da Fazzolari per conto di Giorgia, si è scontrato con l’impossibilità materiale di aggiungere la quota CDP alla cordata Caltagirone-Vanguard. Evidentemente la donnola Fazzolari non conosce nulla di SunTzu e non ha mai visto Wall Street di Oliver Stone. Un fiasco preannunciato che solo la pomposa retorica dei media allineati con il governo attuale ha cercato di vendere sottocosto come l’ennesimo successo della politica economica governativa.
Giorgia non sa più cosa fare perché la sua postura politica servile verso il capitale finanziario yankee si sta rivelando mortale per il consenso interno: il disastro mediatico sul Papa non è stato compensato dal rituale baciamano al dead walking ukrainian president. La fedeltà al diktat Nato, riguardante la sostituzione di Putin con un Eltsin 2.0, ha determinato l’impossibilità di Giorgia di essere il capofila dei sovranisti nell’UE e di praticare azioni di politica economica volta a soddisfare la destra sociale, alla quale Giorgia doveva la sua rapida ascesa politica e la sua nomina a ministro più giovane della Repubblica Italiana nel Terzo governo Berlusconi.
Tuttavia il sistema mass-mediatico italiano continua in questo inspiegabile sostegno più o meno esplicito all’underdog: persino un giornalista serio, scrupoloso e mai domo al Palazzo come Marco Travaglio si ostina a sostenere che ella sia incappata in un diabolico tranello politico post-berlusconiano che ha depotenziato ogni sua istanza rinnovatrice. Giorgia dimostrò nei pochi mesi al dicastero della Gioventù di essere semplicemente una rana urlatrice e una cheerleader del maschio alfa più esposto mediaticamente. Non sa governare alcunché e per nascondere la sua insipienza ed ignoranza si attornia di presunti esperti, i quali astutamente si occupano nella sostanza di avere carta bianca per il proprio arricchimento personale e politico.
Giorgia è un disastro politico e una iattura per la gestione governativa italiana. La supplenza del PdR non riesce più a nascondere le palesi e pacchiane lacune manageriali delle quali la militante della garbatella soffriva fin dai tempi in cui contendeva la leadership del movimento giovanile missino con Gianni Alemanno.
Giorgia è destinata alla rapida irrilevanza e di questo l’intero complesso politico governativo vigente sta rendendosene conto, ma a causa della scellerata decisione di vendere la sua nomina a presidente del Consiglio dei Ministri come l’epocale novità al pari dell’avvento di Margaret Thatcher nella Grna Bretagna protolabourista della fine degli anni 70 del secolo scorso, non riesce ad eseguire il piano BM (B sta per Berlusconi e M sta per Marina) che da tempo era stato predisposto subito dopo il giuramento di Giorgia. Infatti, Travaglio ha probabilmente svelato la trama oscura del complotto di Marina e Piersilvio ma non vuole riconoscere che esso non è una delle tante alternative al decadimento rapido del governo in carico ma l’unica soluzione possibile.
Se Giorgia vorrà giungere a naturale conclusione di mandato dovrà adottare l’agenda Marina e la postura Piersilvio nei restanti 16 mesi di legislatura, altrimenti si dovrà accontentare di partecipare ai CdM senza alcuna istanza propria di governo, in quanto le uniche possibili saranno quelle di Taiani o Salvini, ovvero Mattarella.

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